Sssttt! Alla criminalità organizzata (non) fategli il favore…

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Assegnata la delega alle politiche antidroga alla ministra delle Politiche giovanili Fabiana Dadone, radunati gli attori, che inizi lo spettacolo!

Ormai non si contano più le repliche messe in scena negli anni, nonostante un pur modesto tentativo di hirschmaniano impegno conoscitivo, ben oltre l’immantinente, potrebbe concedere l’avvio a un dibattito aperto e costruttivo sulle droghe in Italia. Evidentemente la nostra patria politica non intende assicurarselo ma più ancora assicurarlo ai suoi elettori (tra i quali non mancano consumatori e dipendenti patologici).

La droga è morte… nessun regalo agli spacciatori… legalizzazione no!… legalizzazione sì!… Se passa cade il Governo!…

É davvero così improbabile in Italia un confronto serio, scevro da formule preconcette e craving1 da consenso elettorale?

Per anni la delega alle politiche antidroga in Italia non è stata assegnata, dal 2009 non viene convocata la Conferenza Nazionale sulle droghe. Nel frattempo, sono state depauperate le risorse per prevenzione, cura, reinserimento a disposizione dei Servizi pubblici e del Privato Sociale. La Riduzione del Danno (RdD)2 contemplata dal 2017 nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ad oggi è ancora in attesa di essere finanziata. Sono stati cancellati progetti, insabbiate proposte di legge, ignorate competenze.

Tutto pur di non riavviare un dibattito fondato sul sapere problem, setting and pleasure oriented ma soprattutto chiuso a preconcetti, credenze, opinioni dell’estratto a caso.

Nel 2001 il Portogallo ha depenalizzato l’acquisto, il possesso e il consumo di droghe ricreative per uso personale.

La normativa prevede che gli stessi si presentino dinanzi alla Commissione per la dissuasione dalla dipendenza dalla droga, solitamente costituita da un medico specialista, uno psicologo (o assistente sociale, o sociologo) e da un avvocato. Evidentemente la posizione sociosanitaria è orientata a far riflettere i fermati su salute e benessere.

Appare evidente come l’impostazione sia quella della decriminalizzazione sul piano socioculturale e della depenalizzazione sul piano giuridico. Il trattamento consigliato, infatti, non implica nessun obbligo per il consumatore, solo a fronte di situazioni recidivanti scattano sanzioni amministrative.

Nel nostro Paese consumare droga per uso personale è considerato un illecito. La persona deve presentarsi (ex art.75 del D.P.R. 309/90) in Prefettura; solo in secondo momento e se inviato (perché non sempre avviene) deve recarsi presso il Ser.D (Servizio per le Dipendenze in capo all’Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente) dove è chiamato a seguire un programma, attraverso il quale dimostrare di non utilizzare sostanze, pena una serie di possibili sanzioni amministrative (sospensione patente, carta d’identità, passaporto, ecc.).

L’iter italiano tradisce ancora una visione repressiva del consumo e cosa ben più grave della dipendenza patologica (“Malattia cronica e recidivante” da definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

Il libroLa polvere sotto al tappeto. Il dibattito pubblico sulle droghe tra evidenze scientifiche e ipocrisie” (Carocci Editore, marzo 2021) perora la decriminalizzazione e la depenalizzazione reale, come momento prodromico ad ogni decisione politica.

Perché è questa che si attende ormai da trent’anni, perché è per arrivare a riaccendere il dibattito che sono state offerte 100 copie ai componenti della Commissione Igiene e Sanità del Senato e della Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei Deputati, ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari al Senato e alla Camera e al Senatore Giuseppe Lumia-autore della Legge n.45 del 18 febbraio 1999.

Il testo con il contributo di Filippo Ceccarelli, Francesca Comencini, Giancarlo De Cataldo, Kento, Antonio Nicaso, Nina Zilli invita il lettore a riflettere sulle tante ipocrisie della nostrana e consueta prospettiva dicotomica (legalizzazione o tolleranza zero verso qualsiasi tipo di sostanza) priva di sfumature, contestualizzazioni, programmazione.

Bipartitica e didascalica è sempre più la narrazione di vicende che alle droghe si ricollegano, oscillando tra il sensazionalismo morboso e il disinteresse assoluto, è arrivato il momento di cambiare rotta.

Il silenzio, l’immobilismo, l’occasionale scontro sterile e chiassoso, la contrapposizione pregiudiziale favoriscono esclusivamente il crimine organizzato, dinamico ed efficiente nel rispondere alle richieste del mercato, orientandolo.

Facciamoci il favore, di droghe in Italia torniamo a parlarne!

Anna Paola Lacatena

Sociologa presso il Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL TA

Coordinatrice del Gruppo “Questioni di genere e legalità” per la Società Italiana delle Tossicodipendenze (SITD)

Autrice del libro “La polvere sotto al tappeto. Il dibattito pubblico sulle droghe tra evidenze scientifiche e ipocrisie” – con contributi di Filippo Ceccarelli, Francesca Comencini, Giancarlo De Cataldo, Kento, Antonio Nicaso, Nina Zilli- Carocci Editore, Roma, marzo 2021

1 Il craving – comportamento incontrollato, focalizzato all’ottenimento della sostanza che ha prodotto e mantiene la dipendenza, qualunque sia il prezzo da pagare (A. Tagliamonte e D. Meloni, Le basi biologiche della tossicodipendenza) – non è un meccanismo da riportare unicamente alla volontà del soggetto.

2 Con Riduzione del Danno (RdD) si fa riferimento a politiche, programmi e prassi che mirano principalmente a ridurre le conseguenze di salute, sociali ed economiche, derivate dall’uso di droghe legali od illegali, fuori dall’obiettivo drug free.

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Sociologa presso il Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL TA Coordinatrice del Gruppo “Questioni di genere e legalità” per la Società Italiana delle Tossicodipendenze (SITD) Autrice del libro “La polvere sotto al tappeto. Il dibattito pubblico sulle droghe tra evidenze scientifiche e ipocrisie” - con contributi di Filippo Ceccarelli, Francesca Comencini, Giancarlo De Cataldo, Kento, Antonio Nicaso, Nina Zilli- Carocci Editore, Roma, marzo 2021