Noam Chomsky | Sociologo USA

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Dalla manipolazione mediatica al controllo sociale, dalla critica a Trump al rifiuto dei poteri forti: tutte le guerre del pacifista Chomsky

Un pacifista e scettico illuminista: chi è Noam Chomsky

Nato a Filadelfia nel 1928, figlio di William, studioso di linguaggio ebraico, Noam Chomsky è considerato il padre della grammatica universale. Celebre teorico della comunicazione, studia filosofia e matematica e si specializza in linguistica.

Si definisce uno scettico illuminista e pacifista, si occupa di temi di attualità e di diritti umani.

In netta contrapposizione con la politica aggressiva e colonialista americana, insegna all’università del Massachusetts. Da sempre schierato contro ogni forma di guerra, ha scritto saggi contro la guerra in Vetnam, il terrorismo e l’attentato dell’11 settembre.

Il linguaggio e la grammatica universale di Noam Chomsky

“Leggere un libro non significa solo sfogliare le pagine. Significa riflettere, individuare le parti su cui tornare, interrogarsi su come inserirle in un contesto più ampio, sviluppare le idee. Non serve a niente leggere un libro se ci si limita a far scorrere le parole davanti agli occhi dimenticandosene dopo dieci minuti. Leggere un libro è un esercizio intellettuale, che stimola il pensiero, le domande, l’immaginazione.”

Il linguaggio, secondo Chomsky è universalmente condiviso e appreso allo stesso modo, indipendentemente dalla società di appartenenza. Alla base del linguaggio ci sono norme e codici che sono apprese nei primi anni di vita, senza bisogno di un apprendimento.

“Colorless green ideas sleep furiously”

è una celebre frase scritta da Chomsky con la quale tenta di dimostrare che i soggetti riescono a comprendere il significato grammaticale di una frase, seppur non abbia senso logico.

Il linguista statunitense sostiene che studiando minuziosamente le origini delle diverse lingue, è possibile scoprire quanto in realtà provengano tutte dallo stesso ramo. Le sue idee linguistiche presenti in “Syntactic Structures”, pubblicato nel 1957 sono state rifiutate dalla neuroscienza e da altri studiosi di psicologia cognitiva.

Le sue idee sulle regole astratte del linguaggio che sono apprese attraverso processi di automatismo, si pone in netto contrasto con le idee di Skinner, Piaget e degli altri studiosi cognitivisti, secondo i quali, alla base dell’apprendimento del linguaggio c’è una forte componente legata all’esperienza.

Chomsky con la sua Language Acquisition Device (LAD) sostiene che esiste una sola lingua a cui sono apportati processi di modifiche e variazioni, attraverso i quali si generano diversi linguaggi.

Il principio della rana bollita e le 10 regole del controllo sociale

Noam Chomsky ha elaborato una teoria che descrive l’incapacità da parte dell’uomo di ribellarsi a condizioni sociali sfavorevoli e di accorgersi della gravità dei fatti quando ormai è troppo tardi.

Nel suo libro “Media e Potere” il filoso scrive:

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

La metafora della rana bollita è una delle dieci regole elaborate dal filosofo statunitense, attraverso le quali avviene il controllo sociale da parte dei potenti:

  • La prima regola è La strategia della distrazione, ossia una tecnica mediatica messa in atto dalla collaborazione tra politici e media per creare fonti di distrazioni che possano coinvolgere gli utenti e quindi sviare l’attenzione da problemi e questioni importanti.
  • La seconda regola è la Creazione del problema e offerta di soluzione:

Attraverso lo schema Problema-Reazione-Soluzione, coloro che detengono il potere danno vita ad una situazione problematica, provocando la reazione del pubblico e potendo mettere in atto le strategie risolutive volute da chi detiene il potere.

Un esempio attuale è quello dei negazionisti del Covid-19, ossia coloro che identificano la pandemia da coronavirus come una strategia finalizzata a limitare la libertà personale degli individui.

  • La regola numero tre è la Strategia della Gradualità, ossia applicare a poco a poco delle norme inaccettabili che somministrate col contagocce danno l’illusione di essere accettabili.
  • La Strategia del Differire è la regola numero quattro:

spiegare agli individui che per necessità sociali si dovranno compiere dei sacrifici che però riguardano un futuro non molto vicino. In questo modo tali sacrifici sono accettati poiché non immediati e non hanno effetti sul presente.

  • La regola numero cinque riguarda il Rivolgersi al pubblico come a dei bambini facendo quindi leva sulla componente emotiva dei soggetti, toccando la sensibilità e l’infantilità, stessa metodologia utilizzata per la regola numero sei: L’utilizzo dell’emotività con lo scopo di abbattere ed alienare la razionalità.
  • La regola numero sette ha l’obiettivo di Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità, dando vita ad una massa incapace di ribellarsi alle ingiustizie e ai soprusi, in questo modo si mette in atto la regola numero otto, quella di creare un pubblico capace di adattarsi.
  • Nelle ultime due regole si fa leva sull’autosvalutazione degli individui, i quali si definiscono come i colpevoli della situazione degenerativa in cui versano.
  • Per creare un sistema infallibile è fondamentale avere una conoscenza totale dei soggetti, grazie alle discipline scientifiche come la psicologia e la biologia.

Il deterioramento della democrazia americana per Noam Chomsky

Nella sua critica al potere c’è spazio anche per Donald Trump: in molteplici interviste non ha usato mezzi termini per descrivere la complessa personalità politica ed umana di Trump, definito da Chomsky “the worst criminal in human history.”

In particolare, in una intervista in pieno periodo di pandemia pubblicata sul The New Yorker, il linguista padre della grammatica universale, spiega le ragioni che lo portano ad avere una seria preoccupazione per la democrazia americana, ormai in fase di deterioramento.

Con il “sociopatico, buffone, raccapricciante” Trump riecheggia la memoria del fascismo e la preoccupazione è che con l’addio di Trump, il “Trumpismo” non cessi di diffondere le malsane ideologie su cui si fonda.

In un’intervista rilasciata a Radio New Frame, il novantaduenne letterato, linguista ed esperto di politica, spiega la possibilità concreta che l’eco di Trump possa continuare a minacciare la già labile stabilità americana, come accaduto nei tragici fatti del 6 gennaio 2021, quando i sostenitori di Donald Trump hanno tentato un vero e proprio Colpo di Stato.

A Repubblica il filosofo afferma che Trump “È un politico molto abile. Ha saputo estrarre i veleni radicati nella cultura e nella storia americana. Razzismo, suprematismo bianco, xenofobia, misoginia. E li ha amplificati dando al rancore motivazioni razionali.”

Noam Chomsky si è poi espresso come fiducioso nei confronti di Joe Biden e dei suoi progetti per risanare le condizioni del paese, affascinato in particolare dal suo programma, afferma che il voto non sancisce la fine, bensì un nuovo inizio.

Che futuro ci aspetta dopo la pandemia?

Noam Chomsky sostiene che la pandemia era prevista, era probabile, era possibile e non scoppiata quindi come un fulmine a ciel sereno. Ciò che è venuto meno è l’intento di investire da parte dei governi e delle case farmaceutiche private, descritte dal filosofo come “pura tirannia”. Si poteva investire in farmaci capaci ad evitare tutto ciò, ma quello che non frutta nell’immediatezza, non è fonte di interesse e guadagno per i potenti.

In una ulteriore critica al governo americano, Chomsky sostiene che Donald Trump con la sua presidenza ha smantellato un apparato preventivo della sanità che Obama stava costruendo e che avrebbe limitato notevolmente i danni che la pandemia ha generato con ferocia ad un paese già indebolito come quello americano.

Il Covid-19 ha ampliato una situazione di isolamento sociale già presente sottoforma di “isolamento autoindotto”, Chomsky immagina la scena di un gruppo di adolescenti presenti in un fast food, vicini fisicamente, ma divisi da aggeggi elettronici che distruggono la socialità immediata.

Il Coronavirus è solo una tra le tante situazioni disastrose che minacciano il pianeta:

il livello dei mari, lo scioglimento del ghiaccio antartico, solo alcuni dei fattori che porterebbero ad un annunciato disastro ambientale.

Già nel 2019, in una intervista concessa a Harrison Samphir, Chomsky parlava di situazioni estremamente gravi vissute dal pianeta che avrebbero inevitabilmente danneggiato con una maggiore forza i popoli più vulnerabili del globo e ad oggi si evince come già prima della pandemia globale, ci fossero emergenze ambientali, sociali ed economiche in grado di mettere in ginocchio la parte più debole del mondo.

  

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Raffaella Addato

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Nata nel 1992 a Napoli, si diploma al liceo delle scienze sociali dove scopre la passione per le discipline sociologiche. Laureata in Sociologia presso l’ateneo Federico II di Napoli con una tesi sul bullismo e il cyberbullismo, si specializza in problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Università Suor Orsola Benincasa. Lavora in contesti educativi con bambini e adolescenti in situazioni di disagio sociale, culturale e familiare e opera come volontaria in comunità minorili e case famiglia, è inoltre appassionata di scrittura e di giornalismo, ha scritto vari articoli di sociologia e inerenti al mondo del sociale.