Milton Friedman – Economista USA

Milton Friedman – Economista USA

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Una lunga carriera dedicata allo studio e all’applicazione economica in campo politico

Milton Friedman nacque a Brooklyn il 31 luglio 1912 e si spense all’età di 94 anni nel 2006 a San Francisco. Nella sua lunga vita ha goduto di un’ampia carriera accademica, ma poco è stato scritto su di lui. Quasi tutto quello che conosciamo, ci è arrivato direttamente dalla sua autobiografia pubblicata nel 1998 insieme alla moglie Rose, intitolata Two Lucky People. È comunque interessante vedere ciò che Friedman ha scelto di raccontare della sua vita.

I genitori nacquero entrambi in Ucraina che allora faceva parte dell’Austria-Ungheria ed emigrarono separatamente negli Stati Uniti. Milton, primo maschio dopo tre sorelle, era il quarto e ultimo figlio della coppia.

Quando era molto giovane la famiglia si trasferì a Rahway, una cittadina del New Jersey, dove sua madre gestiva un negozio al dettaglio. Suo padre morì quando lui aveva solo quindici anni, così, dopo il diploma conseguito nel 1932, gli fu offerta una borsa di studio per pagare gli studi di economia a Chicago.

Questa città fu per lui una vera e propria rivelazione dal punto di vista intellettuale. Qui seguì le lezioni di Jacob Viner, Frank Knight, Henry Schultz, Lloyd Mints e Henry Simons ed incontrò anche Rose Director che in seguito divenne la donna della sua vita. Per un anno nel 1934 studiò alla Columbia University avendo come professori Harold Hotelling, Wesley Mitchell e John Maurice Clark, successivamente tornò a Chicago come assistente di ricerca di Schult pubblicando il suo primo articolo accademico in contestazione ad alcuni approcci empirici riguardanti l’analisi della domanda di Arthur Pigou.

Nel 1937 iniziò a lavorare al National Bureau of Economic Research di New York come assistente di Simon Kuznets e nel frattempo presentò il suo dottorato alla Columbia.

Negli anni 1940-1941 Friedman insegnò in Wisconsin. Successivamente dal 1941 al 1943 fu chiamato dal Tesoro per intervenire sulla politica fiscale occupandosi dello sviluppo della ritenuta alla fonte, e in particolar modo della questione di quanta tassazione sarebbe stata necessaria per prevenire l’inflazione a seguito dell’aumento delle spese di guerra.

Per tre anni dal 1943 al 1945 ha lavorato alla Columbia University con Hotelling e Wallis su problemi statistici connessi ad applicazioni militari dirette. In seguito ha insegnato per un anno in Minnesota, condividendo un incarico con George Stigler con il quale era amico dai tempi di Chicago e che, come scrisse egli stesso viveva, respirava e dormiva economia.

Nel 1946 tornò a Chicago, prendendo il posto lasciato libero da Jacob Viner e diventando un punto di riferimento nonché uno dei più famosi esponenti del pensiero liberale e liberista. Nel 1948 iniziò a guidare lo studio dell’NBER sul ruolo della moneta nei cicli economici, da cui nacque il costante interesse per gli studi sulla teoria quantitativa della moneta.

Ha trascorso l’autunno del 1950 a Parigi, come consulente per la United States Economic Cooperation Administration, analizzando il Piano Schuman per l’integrazione europea e studiando i vantaggi della riduzione dei tassi di cambio.

Dopo la pubblicazione del suo libro Capitalism and Freedom, tratto dalle lezioni che aveva tenuto durante l’estate del 1956 alla Fondazione Volker, Milton Friedman iniziò il suo coinvolgimento nel dibattito politico pubblico diventando un punto di riferimento del liberalismo americano.

La sua autorevolezza crebbe anche nell’ambito delle politiche pubbliche a seguito di numerosi e prestigiosi scritti con l’amica ed economista Schwartz di cui il saggio A Monetary History of the United States fu l’opera più rappresentativa della sua vita accademica.

Prese posto in politica divenendo il consigliere di Barry Goldwater sia durante la sua campagna elettorale presidenziale del 1964 contro Richard Nixon che dopo la sua elezione nel 1968, sebbene successivamente dissentì pubblicamente per l’imposizione dei controlli sui prezzi attuata nell’agosto del 1971.

Nel 1970 divenne presidente della Società del Mont Pèlerin e ne ridusse la struttura, riconoscendo come il mondo degli intellettuali liberali, di cui era portavoce, negli ultimi anni si fosse stretto attorno a forme diverse di comunicazione

Nel 1972, dopo un intervento al cuore che non ebbe conseguenze gravi per la sua salute, fece una campagna con Ronald Reagan, in qualità di governatore della California, a favore di un emendamento alla costituzione dello stato per limitare le tasse. Tra il 1975 e il 1977 ha intrapreso una serie di viaggi visitando il Cile, il Sud Africa, l’Australia e Israele e dispensando consigli sulla politica economica a seguito di incontri con i leader politici più influenti del momento.

Il suo incontro e la sua frequentazione con Augusto Pinochet in Cile suscitarono molte critiche nella convinzione generale che avesse avuto un ruolo fondamentale nelle scelte politiche del dittatore.

Nel 1976 Milton Friedman vinse il Premio Nobel e in quell’occasione la cerimonia fu interrotta da una protesta a causa dei suoi legami cileni. Dopo questo evento si allontanò da Chicago l’anno successivo, diventando ricercatore senior dell’Hoover Institute di Stanford e trasferendosi in California.

In pensione divenne consigliere di Reagan nella sua campagna presidenziale del 1980, poi entrò a far parte del Comitato consultivo per la politica economica del presidente. Infine fece ancora molti viaggi in altri paesi, di cui tre in Cina. Durante il secondo dei quali, nel 1988, incontrò e rimase colpito dall’intuizione economica del primo ministro riformatore pro-mercato Zhao Ziyang che ricoprì la carica di rilievo nel governo cinese fino al massacro di piazza Tienanmen nel 1989.

In pensione ha realizzato la serie televisiva Free to Choose, che è stata trasmessa in molti paesi, e ha ultimato il libro autobiografico con la moglie Rose Two Lucky People, che per certi versi risulta essere il seguito della precedente opera Capitalism and Freedom.

Bibliografia essenziale di Milton Friedman

Milton Friedman durante la sua lunga carriera è stato autore di centinaia di scritti tra saggi e articoli riguardanti temi di economia, ma le opere che hanno consacrato il suo pensiero economico facendo conoscere al grande pubblico le sue principali tesi sono le seguenti:
· A Theory of the Consumption Function, pubblicato nel 1957 a Princeton dalla Princeton University Press
· Capitalism and Freedom, scritto con l’economista Schwartz e pubblicato nel 1962 a Chicago dalla University of Chicago Press
· A Monetary History of the United States, pubblicato nel 1963 a Princeton dalla Princeton University Press
· Free to Choose, scritto con la moglie Friedman Rose e pubblicato nel 1980 a Londra dalle edizioni Penguin
· Monetary Trends in the United States and the United Kingdom: Their Relation to Income, Prices, and Interest Rates, scritto con l’economista Schwartz e pubblicato nel 1982 a Chicago dalla University of Chicago Press
· Two Lucky People, scritto con la moglie Friedman Rose e pubblicato nel 1998 a Chicago dalla University of Chicago Press

Le principali tesi economiche di Milton Friedman

L’opera principale di Friedman A Teory of the Consumption Function potrebbe essere giudicata erroneamente come un attacco diretto alle tesi di Keynes, ma nella realtà l’obiettivo del saggio economico era solo quello di trovare delle regole econometriche in grado di gestire in maniera più o meno autonoma la politica economica. In questo testo l’autore si è concentrato sulla funzione del consumo, di matrice keynesiana, analizzandola e sviluppandola ulteriormente in maniera empirica basandosi su comportamenti più o meno razionali che garantissero la stabilità delle valutazioni in campo economico.
Friedman intuì che gestendo correttamente la quantità di denaro che scorre in un sistema finanziario attraverso la politica monetaria attuata dalle banche centrali si potesse controllare l’inflazione senza commettere errori arbitrari di valutazione. In questo modo la sua teoria della quantità era finalizzata alla massimizzazione dell’utilità tenendo l’offerta di moneta stabile al suo valore di equilibrio. Friedman notò che per giungere ai livelli desiderati era necessario considerare il denaro sia come un rendimento potenziale in termini di interesse, che come una serie di servizi reali di utilità e di sicurezza legati alla crescita della produttività e della domanda. In questo insieme di fattori sono stati introdotti elementi di valutazione innovativi come la ricchezza delle singole famiglie e i gusti in termini di scelte soggettive che influiscono sulla domanda di denaro. La ricchezza delle imprese commerciali, invece, veniva considerata separatamente in quanto non poteva essere annoverata tra i destinatari e utilizzatori finali nel ciclo economico. Seguendo questo filone di ricerca Friedman ha compiuto una vera e propria revisione delle teorie classiche eliminando dal calcolo delle variabili, che influivano sulla domanda e offerta di denaro, alcuni elementi ritenuti imprescindibili dai suoi predecessori, ma ormai obsoleti e irrilevanti. Tra questi elementi il volume delle transazioni e altre questioni relative alla frequenza dei pagamenti salariali furono da lui ritenuti variabili endogene al costo della detenzione del denaro, pertanto già comprese in maniera indiretta nel calcolo economico e dunque non particolarmente utili all’analisi economica. In questo modo generò una teoria della domanda di moneta moderna e semplificata che analizzava la domanda delle singole famiglie e l’offerta delle imprese, senza bisogno di compiere particolari distinguo tra saldi attivi e passivi, transazioni e speculazioni. La sua teoria, infatti, avrebbe dovuto fornire un modello completo della determinazione del reddito nominale a partire da alcune ipotesi specifiche sull’offerta di moneta a parità di variabili che determinano la domanda.
In questo modo creando un solido equilibrio nei rapporti tra domanda ed offerta di moneta Friedman è giunto a tre conclusioni fondamentali. La prima prevede che la velocità di circolazione della moneta possa essere determinata da un piccolo numero di variabili specifiche. La seconda che l’offerta di moneta sia determinata da fattori differenti rispetto a quelli che determinano la domanda e, infine, che gli interessi sono caratterizzati da un’estrema anelasticità nella funzione della domanda di denaro. Sebbene Friedman nella sua opera fosse alla ricerca delle regole monetarie piuttosto che delle valutazioni sull’agire politico, in alcuni passi dei suoi saggi ha parlato dell’incertezza e delle implicazioni politiche indesiderabili dovute all’azione discrezionale da parte delle autorità governative. Tuttavia ha sempre reputato che la garanzia della libertà politica fosse sinonimo di efficienza economica e sostanziale capacità di potere economico.
I contributi di Friedman sulla questione della curva di Phillips sono ritenuti importanti da molti economisti. In questi apprezzamenti, però, c’è un errore di base dovuto al fatto che si attribuisce erroneamente a Phillips una relazione tra disoccupazione e inflazione, nonostante il pensiero dell’autore si riferisse esplicitamente a una relazione tra variazione salariale e disoccupazione. Il rapporto analizzato da Friedman tra disoccupazione e inflazione prevedeva in caso di aumento dei prezzi dei beni, a parità di salario, la diminuzione della disoccupazione. Tale proporzione fu ritenuta valida solo in parte e in particolar modo nel breve termine. Nel lungo periodo, adattamenti salariali e politiche economiche statali e monetarie avrebbero riequilibrato gli assetti annullando gli effetti positivi sulla disoccupazione.
Anche il testo Monetary Trends in the United States and the United Kingdom, sebbene si tratti di un’analisi statistica efficace della politica economica degli Stati Uniti e del Regno Unito, girava attorno ai temi principali riguardanti la stabilità della domanda di moneta, l’effetto delle variazioni monetarie sul reddito nominale e la questione del rapporto tra inflazione e tassi di interesse, cari al nostro autore. Un aspetto rilevante del lavoro di Friedman è stato l’approccio innovativo alla media, consistente nell’individuare il valore medio di una serie su un particolare rialzo o ribasso ciclico in modo da intercettare le variabili dei tassi di cambiamento. L’intento fu quello di rimuovere gli aspetti ciclici dei dati in modo da studiare le tendenze a lungo termine. Questo approccio innovativo alla media ha semplificato di lì in poi lo studio dei trend rendendo l’analisi dei mercati molto più semplice di quello che sarebbe stata senza.

I principali riscontri nella vita politica e sociale della dottrina di Milton Friedman

Sessant’anni fa, la difesa del libero mercato da parte di Milton Friedman sull’intervento del governo e la sua teoria econometrica per la lotta all’inflazione da parte delle banche centrali furono trattate come nozioni marginali da molti economisti.

Nonostante ciò combatté tenacemente per affermare il suo pensiero liberale sulle politiche anti-inflazionistiche, sul taglio delle tasse e sulle politiche antigovernative del presidente Ronald Reagan auspicando un periodo di maggior controllo da parte delle banche centrali.

Quando l’economista vincitore del Premio Nobel raggiunse i novant’anni, le sue opinioni avevano già contribuito a ridefinire il capitalismo moderno gettando le basi intellettuali per politiche avanzate di tipo liberale.

Le sue idee hanno contribuito a porre fine alla leva militare degli anni ’70 negli Stati Uniti e a creare misure di welfare come i buoni scolastici, fornendo visioni economiche innovative sulla Grande Depressione, la disoccupazione, l’inflazione e i tassi di cambio.

Le sue idee furono accolte favorevolmente dai riformatori che spingevano per la privatizzazione e l’apertura dei mercati.

In questo modo Milton ha trasmesso a milioni di persone la comprensione dei vantaggi economici di mercati liberi e competitivi, nonché lo stretto legame che le libertà economiche hanno con altri tipi di libertà.

Il presidente Bush ha detto di lui che il suo lavoro ha dimostrato come il libero mercato fosse il grande motore dello sviluppo economico.

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Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale, dove tuttora risiede. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico. Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, trasformatosi nel progetto www.scienzesociali.org e poi nell'attuale sociologifamosi.it, attivo dal 2021. Contatti: [email protected] Sito Web: www.robertodimolfetta.it