La Morale laica in Emile Durkheim

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Come usualmente dimostra la manualistica della storia del pensiero sociologico con i suoi temi più marcati condotti sul positivismo, gli interessi di Emile Durkheim convergono in un certo periodo della sua formazione sulla elaborazione della morale, intesa come morale laica. Questo è un tratto fondamentale del pensiero del grande sociologo francese che troverà riscontro per tutta la sua vita e, fino alla sua opera finale Le forme elementari della vita religiosa (1912), un vero e proprio capolavoro conclusivo della parabola produttiva del nostro che terminerà nel 1917. Lo svolgimento di studi sugli aspetti morali presumibilmente deriva non solo dalle spinte del positivismo filosofico e scientifico dell’800 francese, ma anche dall’intenzione di fornire tutta una serie di interpretazioni del cosiddetto ‘mondo Leggi di Più

Positivismo sociologico dell’origine

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Positivismo e il suicidio. Intorno alla metà del XIX secolo il postulato formulato dalla psichiatria classica sul suicidio venne messo in discussione: in tal modo, il suicidio non era più considerato un atto compiuto da persone non sane di mente. Esquirol e Brierre de Boismont, nel 1856, furono i primi studiosi a domandarsi se tale gesto potesse essere compiuto solo da insani. A seguire, nel 1885, William Wynn Westcott classificò tre tipi di suicidio pertinenti a stati mentali “sani”, e cioè: temperamento passionale o collera; scelta presa di fronte a due alternative, scegliendola per essere la meno odiosa; scelta intenzionale, come ad esempio avviene in campo religioso o militare per motivi di fanatismo. Proprio in questi anni di diffusione del positivismo, Leggi di Più

Ridiscorrendo del Methodenstreit

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La riflessione sul Primo dibattito metodologico in Germania agli inizi del secolo scorso, sembra parzialmente assopita nella storia del pensiero sociologico e, comunque, suscita un certo ritorno di interesse soprattutto quando si discute dello storicismo tedesco e dell’epistemologia weberiana. Diciamo subito che, proprio riguardo a quest’ultima, il mondo anglosassone ha glissato e ha considerato un tesoro geloso soltanto la produzione autoctona; infatti, i Saggi metodologici di Max Weber sono stati tradotti negli anni ’40 del XX secolo e non sono mai passati in circolazione né tra i filosofi della scienza né tra gli storici del pensiero scientifico. Sovrastati dal falsificazionismo popperiano sono quasi scomparsi dall’orizzonte degli interessi scientifici di autori che avrebbero, invece, tentato di recuperarli nonché si sarebbero spesi Leggi di Più

Temi e problemi della sociologia della conoscenza

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L’utilizzo dell’espressione sociologia della conoscenza, che fu coniata negli anni ’20 del XX secolo da Max Scheler, dopo la ripresa e la diffusione operata da Karl Mannheim, ha avuto numerosi seguaci, quali Theodor Geiger e Werner Stark e inoltre ha alimentato un dibattito a partire dalla seconda metà degli anni ’60 del XX secolo di cui oggi non si trova però riscontro, soprattutto dopo l’avvento in sede anglosassone della cosiddetta sociologia della conoscenza scientifica e/o del programma ‘forte’. I sociologi che si rifanno a questa corrente, sebbene con modalità e rielaborazioni personali, condividono comunque l’idea dello Scheler secondo cui il complesso delle conoscenze umane è dato nella società come un a priori rispetto alla stessa esperienza del soggetto. E’ la Leggi di Più